Prestazioni chiave
Caratteristiche tecniche
Motore
- Cilindrata
- 998 cc
- Potenza
- 228.0 ch @ 15000 tr/min (167.7 kW)
- Tipo motore
- 4 cylindres en ligne, 4 temps
- Raffreddamento
- liquide
- Rapporto di compressione
- 14.5 : 1
- Alesaggio × corsa
- 78 x 52.2 mm
- Valvole/cilindro
- 4
- Alberi a camme
- 2 ACT
- Alimentazione
- Injection Ø 45 mm
Telaio
- Telaio
- Deltabox en aluminium
- Cambio
- boîte à 6 rapports
- Trasmissione finale
- Chaîne
- Sospensione anteriore
- Fourche téléhydraulique inversée Öhlins TTR Ø 43 mm, déb : 120 mm
- Sospensione posteriore
- Monoamortisseur Öhlins RSP40, déb : 120 mm
Freni
- Freno anteriore
- Freinage 2 disques Ø 316 mm, fixation radiale, étrier 4 pistons
- Freno posteriore
- Freinage 1 disque Ø 218 mm, étrier 2 pistons
- Pneumatico anteriore
- 120/75-17
- Pneumatico posteriore
- 190/65-17
Dimensioni
- Serbatoio
- 23.00 L
- Peso a secco
- 159.00 kg
- Prezzo nuovo
- 100 000 €
Presentazione
Ricordare la R1 Factory del 2011 significa immergersi in un'epoca cruciale in cui la guerra delle superbike si giocava tanto nei corridoi dei box quanto nelle curve. Quell'anno, la Yamaha arrivò con l'aura del titolo SBK 2009, ma senza il suo artefice, Ben Spies, volato in MotoGP. Il team Sterilgarda schierò comunque un duo formidabile, con l'ex-campione Supersport Cal Crutchlow e l'esperto James Toseland. La battaglia si preannunciava feroce, e la macchina destinata a sostenerla era un esercizio di alta scuola tra serie e prototipo.

Visivamente, la Factory si faceva discreta, ostentando soprattutto i colori del suo sponsor. Ma sotto la carenatura in carbonio, la metamorfosi era radicale. Il serbatoio era migrato sotto la sella per ottimizzare le masse, liberando spazio per un'elettronica degna di un'astronave. Il pilota navigava in menu di traction control e mappature modificabili al volo, addirittura via segnale GPS a seconda del circuito. Si era lontani dal semplice interruttore di luci; il blocchetto sinistro era diventato un pannello di controllo. L'era dell'assistenza elettronica non era più un'opzione, ma l'arma assoluta per incanalare una potenza demoniaca.
Infatti, il propulsore da 998 cm³, era stato liberato. Grazie a un lavoro sugli alberi a camme, l'aspirazione e un'iniezione Magneti Marelli, urlava fino a 15000 giri/min per sputare oltre 220 cavalli, ovvero una trentina in più rispetto alla versione civile. Il suono degli Akrapovic in titanio e carbonio non ingannava. Certo, di fronte alla sorprendente Aprilia RSV4 dell'epoca, i numeri ufficiali potevano sembrare un po' in ritardo, ma la potenza era lì, bruta e richiedendo un radiatore sovradimensionato il cui prezzo avrebbe potuto comprare una 600 usata. La gestione di questa furia si rivelava una sfida, anche per piloti esperti.
Il telaio, invece, giocava il gioco della leggerezza estrema con una rigore da monaco guerriero. Solo il telaio Deltabox originale veniva mantenuto, imposto dalla normativa. Tutto il resto era ottimizzato per la pista: un forcellone 15% più rigido, sospensioni Öhlins ereditate direttamente dalla M1 di Rossi in MotoGP, e freni Brembo monoblocco a fissaggio radiale con raccordi rapidi. I cerchi in magnesio da 16,5 pollici erano talmente leggeri che si sollevavano con un dito, contribuendo a un peso a secco dichiarato di 159 kg. In questa implacabile caccia ai chili, la Yamaha manteneva persino un lusso incongruo: un motorino di avviamento elettrico, facendola diventare l'unica vera "moto da corsa" che, in teoria, si poteva mettere in moto senza cavalletto.
A 100.000 euro, questa Factory non era ovviamente una moto, ma uno strumento da competizione puro. Mirava a un pubblico ultra-specifico: i team professionisti e i piloti facoltosi del campionato. Confrontata a una R1 di serie, il divario era abissale. Incarnava la quintessenza della tecnologia SBK del suo tempo, un compromesso perfetto tra la normativa che richiedeva una base di serie e la volontà di vittoria che spingeva a ripensare tutto. Era la prova che, all'epoca, per dominare in superbike, serviva ben più di un grosso motore; serviva una fabbrica di elettronica, un'ossessione per il peso e un telaio da Gran Premio. Un concentrato di follia meccanica che, oggi, continua a far sognare.
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