Prestazioni chiave
Caratteristiche tecniche
Motore
- Cilindrata
- 2032 cc
- Potenza
- 121.0 ch (88.3 kW)
- Tipo motore
- V2, four-stroke
- Alimentazione
- Injection
- Avviamento
- Electric
Telaio
- Telaio
- Soft-tail Rucker Performance Custom Body Work
- Cambio
- 6-speed
- Trasmissione finale
- Chain (final drive)
- Sospensione anteriore
- Billet front fork
Freni
- Freno anteriore
- Double disc. Wilwood 4 Piston Caliper
- Freno posteriore
- Single disc. Wilwood 4 Piston Caliper
Presentazione
Costruire una moto con una cilindrata superiore ai due litri è un atto di fede. Nel 2009, Rucker Performance non si è limitata a modificare una Harley-Davidson, ne ha forgiata una da zero. L’Assassin non è un semplice custom, è una dichiarazione di guerra contro la moderazione, un V2 da 2032 cc che eroga 121 cavalli senza che si sappia precisamente dove. Il motore, probabilmente derivato da un Softail ampiamente rivisto, è alloggiato in un telaio Rucker Performance Custom Body Work che sembra scolpito nel massiccio. La forcella in alluminio billet e le pinze freno Wilwood a quattro pistoncini, due all’anteriore e una al posteriore, annunciano una serietà insolita nel segmento cruiser. La trasmissione a sei rapporti e la catena finale si discostano dalla consueta cinghia, una scelta che parla ai puristi della propulsione bruta.

Ciò che colpisce è l’assenza totale di compromessi sul peso. I dati mancano, ma osservando lo spessore dei componenti in alluminio lavorato a macchina e la larghezza del pneumatico posteriore, si intuisce una macchina imponente. L’altezza della sella rimane un mistero, ma la disposizione generale suggerisce una posizione bassa e distesa, tipica dei custom americani, dove il pilota si siede nella moto piuttosto che sopra di essa. Il serbatoio, probabilmente custom, e l’assenza totale di carenatura mettono in risalto il motore, il fulcro di questo spettacolo meccanico. Rucker Performance ha spogliato tutto per lasciare solo l’essenziale: un telaio, un motore, due ruote e una notevole dose di testosterone.
Sulla carta, questa Assassin avrebbe dovuto schiacciare qualsiasi rivalità. Eppure, si scontra con la realtà del mercato. Di fronte a una Harley-Davidson Softail Slim o una Yamaha V-Max dell’epoca, manca di legittimità di serie. La sua fabbricazione artigianale, il suo prezzo certamente elevatissimo e il suo carattere estremo ne fanno un pezzo da collezione più che un veicolo di uso quotidiano. La trasmissione a sei velocità e l’iniezione elettronica sono concessioni alla modernità, ma non mascherano la natura primitiva della belva. È una moto per chi ne possiede già tre altre nel proprio garage e che cerca l’oggetto unico, la scultura meccanica capace di scatenare conversazioni interminabili al bar di un raduno.
La velocità massima conta poco. Ciò che conta qui è la sensazione, il rombo del V2 ad ogni apertura del gas, il modo in cui il telaio assorbe le imperfezioni della strada grazie alla sua geometria Soft-tail. Le sospensioni, minimaliste sul retro, e i freni sovradimensionati raccontano una storia di contrasti: comfort di crociera mescolato a prestazioni di frenata degne di una sportiva. È questa dicotomia che fa il fascino di tali creazioni. Non la si acquista per fare il giro del mondo, né nemmeno per andare al lavoro. La si acquisisce come un quadro, un pezzo forte che dimostra che il sogno americano del custom integrale sopravvive, lontano dalle catene di montaggio e dalle norme europee.
In definitiva, la Rucker Performance Assassin è un esercizio di stile portato al suo parossismo. Non rivaleggia con le produzioni di Milwaukee o di Milwaukee, le ignora superbamente. Il suo pubblico è minuscolo: collezionisti esperti, amanti di pezzi unici che vedono nella moto un’estensione della loro personalità piuttosto che un mezzo di trasporto. In un mondo in cui anche i custom sono diventati prevedibili, ricorda che la follia delle grandi dimensioni ha ancora il suo posto, in fondo a un’officina texana, lontano dagli sguardi della finanza.
Recensioni e commenti
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