Prestazioni chiave
Caratteristiche tecniche
Nessuna differenza di specifiche tra queste due annate.
Motore
- Cilindrata
- 123 cc
- Potenza
- 17.0 ch @ 7250 tr/min (12.4 kW)
- Tipo motore
- Single cylinder, two-stroke
- Raffreddamento
- Liquid
- Rapporto di compressione
- 7.2:1
- Alesaggio × corsa
- 56.0 x 50.0 mm (2.2 x 2.0 inches)
- Distribuzione
- Membrane
Telaio
- Cambio
- 6-speed
- Trasmissione finale
- Chain (final drive)
Freni
- Freno anteriore
- Single disc
- Freno posteriore
- Expanding brake
- Pneumatico anteriore
- 3.00-21
- Pneumatico posteriore
- 4.60-17
Dimensioni
- Serbatoio
- 11.50 L
- Peso
- 110.00 kg
Presentazione
A metà degli anni '80, quando i giapponesi inondavano il mercato con le loro trail 125 a quattro tempi prudenti come immagini, Malaguti ha tirato fuori un getto d'acqua pieno di benzina e olio. La 125 YLC, con il suo piccolo monocilindrico due tempi da 123 cc, non era venuta a fare la comparsa sui sentieri forestali. Era venuta a sputare i suoi 17 cavalli a 7250 giri/min, un numero che, su un telaio di appena 110 kg, significava cose molto serie. Il raffreddamento a liquido e il cambio a sei rapporti confermavano l'intenzione: non era un giocattolo, ma uno strumento di lavoro per il sentiero.

Osservatela da vicino. Gli pneumatici in 3.00-21 anteriormente e 4.60-17 posteriormente, dimensioni da enduro puro, piantano il terreno. Il freno a disco anteriormente e il tamburo posteriormente sono lì per rallentare, non per fermare di netto, perché la filosofia è altrove. Con un serbatoio di 11,5 litri e un consumo a due tempi, l'autonomia si conta in ore di pilotaggio intenso più che in chilometri di strada. La velocità max di 125 km/h è un dettaglio tecnico; l'importante si gioca tra 30 e 80 km/h, nella capacità di balzare da una buca all'altra.
Il motore è una lezione di semplicità volontaria. Un alesaggio di 56 mm per una corsa di 50 mm, un rapporto di compressione moderato di 7.2:1, tutto è calibrato per la risposta immediata e la robustezza a prova di bomba. La trasmissione finale a catena scatta nel silenzio dei boschi. Questo blocco non ronza, esplode ad ogni apertura dei gas, trasformando ogni salita in una sfida personale. Si è lontani dai motori a valvole e dalle testate complesse; qui, è la meccanica elementare, diretta, quasi brutale.
Per chi era questa Malaguti? Non per l'apprendista fuoristradista in cerca di una prima moto per andare a scuola. Era la montura ideale del giovane pilota di trial o di enduro, quello che smontava tutto il fine settimana nei vigneti o sui terreni incolti, e che aveva bisogno di una macchina leggera, agile e soprattutto riparabile con tre chiavi e un cacciavite. Insegna l'anticipazione, il controllo dello slittamento, l'arte di giocare con la frizione e i sei rapporti per mantenere il motore nella sua zona di potenza. Una scuola di pilotaggio su due ruote, ben più formativa di una grossa turismo su cui non si sente nulla.
Oggi, la Malaguti 125 YLC del 1989 fa sorridere i collezionisti di italianismo discreto. Rappresenta un'epoca in cui una piccola cilindrata poteva avere carattere senza aver bisogno di gadget elettronici o di un design appariscente. Era giusta, efficace e terribilmente divertente. Sul mercato dell'usato, una YLC in buone condizioni è una testimonianza mobile di una filosofia scomparsa: quella del puro piacere meccanico, senza fronzoli e senza scuse.
Recensioni e commenti
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